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Bill Gates esperto agricoltore…

Da quando Bill Gates è diventato un esperto agricoltore?

 

Dall’articolo di oggi su Repubblica.it, Bill afferma dopo aver lasciato la carica di Amministratore Delegato di Microsoft ha deciso di dedicarsi alla “Bill&Melinda Gates Foundation”, una charity che ha creato quindici anni fa con la moglie.

Questa fondazione si occupa di combattere alcune delle più gravi malattie diffuse nel mondo, ma Bill ha deciso anche di impegnarsi nel settore agricolo. Dalle parole dell’intervista sembra che il suo scopo sia quello di risolvere il problema della fame nel mondo, e lo sapete come ha intenzione di farlo?

Adottando tecniche manageriali per ottimizzare gli investimenti ed evitare sprechi in campo agricolo e finanziando delle ricerche per creare delle sementi in grado di resistere ai climi tropicali e desertici.

E’ proprio tipico della mentalità americana quella di sentirsi responsabili dei problemi del pianeta: portare la pace così come annullare la fame nel mondo. 

Non voglio questionare sulle buone intenzioni di Bill, ma da sempre gli americani si son fatti paladini di giustizia e salvatori del mondo solo per trarne profitto e per far crescere la loro di economia.

Mi chiedo se queste sementi speciali che stanno studiando siano, come credo, degli ibridi non in grado di riprodursi? Qualcuno dovrebbe spiegare a Bill che la maggior parte delle “sementi super resistenti” in commercio oggi vanno acquistate ad ogni stagione poichè la pianta che nasce da’ a sua volta dei semi sterili, vale a dire non capaci di far nascere una nuova pianta.

Bill mi dovrebbe quindi dire come farebbe l’Africa a rendersi autonoma in termini di produzione agricola se poi sarà costretta ad acquistare da multinazionali americane le sementi da piantare. Nell’intervista si dice che la Fondazione di Bill si sta occupando di distribuire i semi ai paesi poveri, ma questo non potrà continuare per sempre, immagino. Inoltre si crea comunque una sorta di dipendenza dei paesi poveri da quelli più ricchi, che siano fondazioni che danno semi gratis o multinazionali che le forniscano a pagamento.

Non credo che questo sia il giusto approccio per aiutare paesi che per anni sono stati sfruttati e depredati di tutte le loro risorse. Mi sembra più un voler intervenire per scaricarsi la coscienza e soprattutto per evitare di affrontare la questione da un altro punto di vista: quello della riduzione dei nostri consumi per far si che ci siano risorse per tutti. Questa però è una strada che presuppone di rinunciare ai nostri sprechi, ai lussi e agli eccessi; implica un cambiamento dello stile di vita dei paesi così detti “più sviluppati (?)”. Poichè questo è troppo faticoso, allora meglio affidarsi alla scienza e alla tecnologia per dar da mangiare a tanta gente povera. Magari inventando una nuova varietà di mais che possa essere coltivato in ogni tipo di terreno, anche il più arido, e che possa sfamarli tutti moltiplicando esponenzialmente la resa dei raccolti, vero Bill?

E che dire poi dei fertilizzanti. A dire dell’ex Amm. Delegato di Microsoft gli agricoltori africani usano 10 volte meno fertilizzanti dei loro concorrenti. E’ necessario quindi aiutarli ad acquistarne una maggiore quantità.

Ma perchè gli americani sembrano non voler assolutamente imparare dai loro sbagli?

La “lungimirante” politica agricola americana ha portato a delle assurdità a cui si fa fatica a credere. Milioni di tonnellate di surplus di mais ha portato alla rovina tanti agricoltori e ha innescato un circolo vizioso in cui per smaltirlo si è arrivati ad allevamenti intensivi in cui la natura erbivora degli animali è stata stravolta imbottendoli di cereali. Come conseguenza, questo ha fatto sì che gli animali fossero più deboli e si ammalassero facilmente dando quindi il via all’abuso di antibiotici che poi arrivano direttamente sulla tavola di chi mangia un “innocuo hamburger”.*

Insomma è questa l’efficienza e la managerialità che Bill vuole portare agli Africani???

Se così fosse mi sento di dirgli dal profondo del cuore di impiegare meglio i suoi soldi e di documentarsi maggiormente sulle culture dei paesi che vorrebbe aiutare.

A mio avviso dovremmo cercare di favorire la coltivazione di piante autoctone dei territori d’origine (che da sempre sono state fonte di sostentamento di quei popoli) attraverso un miglioramento delle tecniche agricole senza che questo debba comportare più fertilizzanti o monocolture intensive.

Insomma, dopo aver letto la sua intervista, Bill, mi conceda di essere alquanto scettica!

*Per chi fosse interessato ad approfondire la questione consiglio di leggere la prima parte del libro: "IL DILEMMA DELL’ONNIVORO" di Michael Pollan



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